L’illusione delle parti

13.08.2014 - Antonia Utrera

Quest'articolo è disponibile anche in: Spagnolo, Portoghese

L’illusione delle parti

 

Il Principio illustrato qua sopra è il Principio di negazione degli opposti.
“ Non importa da che parte ti abbiano messo gli eventi; ciò che importa è che tu comprenda di non aver scelto nessuna parte”
Estratto dal libro “Lo sguardo Interno”,  di Silo, in “Umanizzare la Terra” ed. it. Multimage.
“Sii gentile, perché ogni persona che incontri sta combattendo una dura battaglia”
(Platone)

In questi giorni, leggendo riguardo il conflitto tra israeliani e palestinesi, scopro che non solo i palestinesi sono vittime di violenza, le loro terre colonizzate e le loro donne e bambini uccisi, confermando la supremazia israeliana, ma che, dall’altra parte, anche gli israeliani che stanno manifestando contro questo sterminio del popolo vicino vengono perseguitati e subiscono violenze.

E’ giunto il momento di rendersi conto che, quando si assiste ad una manifestazione di violenza, si commette un grande errore assumendo il punto di vista di una delle parti coinvolte e situandosi da uno o dall’altro lato del conflitto poiché, appoggiando una parte, inevitabilmente alimentiamo e nutriamo l’altra, perpetuando in questo modo la situazione di violenza. Soffro forse di più per il bambino palestinese assassinato che per quello israeliano morto allo stesso modo? La violenza è alimentata dalle “parti”.
E’ giunto il momento di guardare ogni scenario, situazione o atto violento come un tutto, senza concentrarsi su ognuna delle singole fazioni. L’unico modo per farlo è entrare precedentemente in contatto con ciò che è all’interno di ciascuno di noi.
Dal mio punto di vista superficiale, il più esterno, ti osservo e non vedo che differenze … osservo ciò che ci separa, forse l’età, la statura, i miei gusti e ciò in cui credo, i miei valori … così diversi dai tuoi … in questo modo trovo un’infinità di motivi per alimentare la mia speciale ed unica identità. Ma se ti osservo da un punto di vista più interno, più profondo, potrei cominciare a notare che non sono poi tante le cose che ci separano. Forse, guardandoti in questa prospettiva, potrei continuare a vedere le differenze, ma avvertendo qualcosa di diverso, che non avevo notato fino ad ora. Chissà che, guardandoti negli occhi, non scopra che le nostre differenze sono superficiali mentre qualcosa di sottile, di essenziale ci avvicina …
E’ conditio sine qua non, per poter trascendere la violenza, che si osservi il conflitto senza posizionarsi con nessuna delle “parti”. Ed è conditio sine qua non, se davvero voglio cambiare il corso degli eventi, che il mio sguardo, che osserva, lo faccia da un punto di vista interno. Ho bisogno di entrare in contatto con la parte più profonda del mio io e da qui, alla fine, potrò capire che il conflitto che sto osservando non ha parti, che si tratta di un tutto che soffre. Questo è un primo passo necessario per una riconciliazione non formale, ma vera.
Questo sguardo è nuovo e rivoluzionario perché da tempo immemorabile ci è stato insegnato a vedere l’altro secondo la contrapposizione amico/nemico, ad assumere il punto di vista di una delle parti. Questa nuova ubicazione è intenzionale, non è né “naturale” né “meccanica” ed è l’essenza del nuovo paradigma di cui tanto abbiamo sentito parlare. Questo nuovo paradigma dovrà gettare le sue fondamenta sulla consapevolezza che, di fronte ad una situazione di violenza, io posso Scegliere, posso rispondere con altra violenza o meno. Non ci sono altre vie d’uscita. Questa scelta non potrà compiersi nella dimensione superficiale, ma solo tramite il contatto con il mio essere più profondo.
E così è possibile che alcune differenze tra me e te appaiano insormontabili, che siano fonte di sofferenza per entrambi, opposti apparentemente inconciliabili e che tali resteranno finché uno dei due non decida di vedere l’altro con uno sguardo nuovo, che nasca da questo interno e profondo luogo di calma, serenità e benessere … la profondità chiama la profondità, così come la superficialità chiama la superficialità … chi vincerà la battaglia del Si? La vittoria sarà di colui che riuscirà a non reagire in modo meccanico ed automatico, che sarà capace di ergersi al di sopra delle differenze fornendo una risposta capace di illuminare e risvegliare l’Essere dell’altro.
Viviamo in una congiuntura storica unica … mai i popoli di tutto il mondo furono così interconnessi e, senza dubbio, mai prima d’ora l’essere umano ha vissuto una tale frammentazione, disconnessione, mancanza di integrazione e barbarie.
Il potere economico mondiale ha bisogno della guerra, ha bisogno delle “parti” affinché la guerra continui …. e sta disseminando sulla terra dolore e barbarie. Questo potere è grande, ma non invincibile, e per perpetuarsi ha bisogno di ognuno di noi, o meglio, ha bisogno dell’essere superficiale e meccanico che esiste in ognuno di noi. Rispondiamo “si”, ma facciamolo con un’altra ottica.
E’ ora di capire che “non abbiamo scelto nessuna parte” ed è ora di scegliere coscientemente di non appartenere a nessuna fazione. Il dolore non conosce fazioni.

Fratello, non andartene ora che più ti necessito, rimani al mio fianco e ricordami sempre che ciò con cui mi sto scontrando non è che un’illusione, un miraggio. Ricordami, fratello, che non sei che il mio “apparente nemico”.

( Dedicato a mio padre, che mi ha insegnato il valore della bontà. Se fosse ancora con noi, oggi compirebbe 80 anni)

Traduzione dallo spagnolo di Claudia Campisano

Categorie: Internazionale, Nonviolenza, Opinioni, Pace e Disarmo, Umanesimo e Spiritualità
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