I rifiuti plastici e i danni all’ecosistema marino

28.06.2014 - Human Wrongs Watch

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I rifiuti plastici e i danni all’ecosistema marino

Bottigliette di plastica e rifiuti di un villaggio di Timor Est ricoprono le spiagge di un fiume per poi disperdersi nel mare. Foto di Martine Perret/Onu.

UN Release – Cresce la preoccupazione verso la grande quantità di rifiuti plastici che minacciano l’ambiente marino, secondo stime prudenziali annuali, il danno finanziario all’ecosistema marino è di 13 miliardi di dollari. È quanto emerge dai due rapporti pubblicati all’incontro annuale dell’assemblea sull’Ambiente delle Nazioni Unite.

“L’inquinamento causato dalla plastica minaccia l’ambiente marino, il turismo, l’industria e il commercio ittico”, sottolinea l’Annuario del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP), alla sua undicesima edizione. Esso fornisce aggiornamenti riguardo ai dieci problemi su cui si è concentrato il programma nel corso dell’ultimo decennio nonché le misure per attenuare ognuno di quei problemi.

“La plastica senza dubbio svolge un ruolo cruciale nello stile di vita moderno, tuttavia l’impatto ambientale del modo in cui noi utilizziamo questi prodotti non può essere ignorato”, ha ricordato Achim Steiner, direttore esecutivo dell’UNEP.

Il costo complessivo sul capitale naturale nel settore dei beni di servizio: 75 miliardi di dollari all’anno

Il rapporto Valuing Plastic, finanziato dall’UNEP e redatto dal Plastic Disclosure Project (PDP) e da Trucost, presenta uno studio di sostenibilità per gestire e rendre pubblico l’uso della plastica nell’industria dei beni di consumo.

“Oltre il 30% dei costi sul capitale naturale sono dovuti alle emissioni di gas serra derivanti  dall’estrazione e dalla lavorazione delle materie prime”, chiarisce il documento, e aggiunge: “l’inquinamento marino rappresenta il costo a valle maggiore, essendo i 13 milioni di dollari probabilmente una cifra considerevolmente sottostimata”.

Calcolando l’impatto finanziario negativo dei problemi come quelli dell’ambiente marino o l’inquinamento dell’aria causato dalla combustione della plastica, il documento rivela che il costo complessivo sul capitale naturale nel settore dei beni di servizio è ogni anno di 75 miliardi di dollari.

Una quantità di rifiuti plastici enorme e non quantificabile entra nell’oceano attraverso l’immondizia, le discariche gestite male, le attività turistiche e l’industria ittica. Alcuni di questi materiali finiscono sul fondale oceanico, mentre altri galleggiano e riescono a viaggiare per lunghissime distanze grazie alle correnti oceaniche – inquinando le coste e creando massicce spirali in mezzo all’oceano.

“Questi documenti mostrano che ridurre, riciclare e ridisegnare i prodotti che utilizzano la plastica potrebbe portare numerosi vantaggi in termini di green economy: dalla riduzione dei danni economici sugli ecosistemi marini all’industria del turismo e della pesca (di vitale importanza per alcuni paesi in via di sviluppo) al fine di promuovere il risparmio e le opportunità di innovazione per le aziende e allo stesso tempo ridurre i rischi per la loro rispettabilità”, afferma Steiner.

L’nquinamento chimico e le specie invasive derivanti dai frammenti plastici

Si sono susseguiti diversi rapporti affidabili sui danni ambientali causati dai rifiuti plastici, tra cui la mortalità o le malattie delle creature marine che li ingeriscono, come le tartarughe, complicazioni per gli animali, come i delfini e le balene e danni ad habitat di fondamentale importanza, come le barriere coralline.

La preoccupazione riguarda inoltre l’inquinamento chimico, le specie invasive derivanti dai frammenti plastici e il danno economico all’industria ittica e al turismo in molti paesi, ad esempio, attraverso la contaminazione delle attrezzature da pesca e l’inquinamento delle spiagge.

Dall’ultima revisione dell’Annuario dell’UNEP sui rifiuti plastici nell’oceano, nel 2011, è aumentata la preoccupazione nei confronti della microplastica (particelle con un diametro inferiore ai 5 mm, prodotte e create dai frammenti plastici), ingerita dagli organismi marini – inclusi uccelli marini, pesci, cozze, vermi e zooplancton.

“Un problema in crescita è l’aumento dell’uso della microplastica direttamente nei prodotti dei consumatori, come le ‘microsfere’ nei dentifrici, gel e detergenti per il viso”, spiega l’Annuario dell’UNEP. “Queste microplastiche tendono a non essere filtrate durante il trattamento delle acque di scolo, ma vengono rilasciate direttamente nei fiumi, nei laghi e nell’oceano”.

È stato scoperto che le comunità di microbi vivono nella microplastica in vari posti dell’Oceano Atlantico Settentrionale, in cui la “plastisfera” può facilitare il trasporto di microbi dannosi, di agenti patogeni e di specie di alghe.

L’Annuario afferma che “le microplastiche sono state inoltre identificate come una minaccia per gli altri organismi, come le balene franche, in pericolo d’estinzione, le quali alimentandosi per filtrazione sono potenzialmente esposte all’ingestione”.

Ci si aspetta che le tendenze di produzione, i modelli di utilizzo e il cambiamento demografico causino un aumento dell’uso della plastica, ed entrambi i rapporti fanno un appello alle compagnie, alle istituzioni e ai consumatori al fine di ridurre i rifiuti.

Il rapporto Valuing Plastic evidenzia che mentre nei beni di consumo le compagnie risparmiano attualmente 4 miliardi di dollari ogni anno attraverso buoni metodi di gestione della plastica, come il riciclaggio, l’informazione sull’uso della plastica è limitata. Su 100 compagnie esaminate, meno della metà riportano dati rilevanti sulla plastica.

“La ricerca dimostra l’importanza per le imprese di fornire  la loro impronta ecologica per la plastica nella stessa maniera in cui lo fanno per il carbonio, l’acqua e le foreste”, afferma Andrew Russell, direttore del PDP. “Misurando, gestendo e facendo informazione sull’utilizzo e lo smaltimento della plastica attraverso il PDP, le imprese possono attenuare i rischi, massimizzare le opportunità e diventare efficienti e sostenibili”.

Il partenariato globale sui rifiuti marini

Iniziative come il PDP e il Partenariato globale sui rifiuti marini (Global Partnership on Marine Litter), gestito dall’UNEP, hanno aiutato a sensibilizzare sul problema e cominciato ad affrontarlo. Tuttavia, è necessario fare molto di più.

Le raccomandazioni dei documenti includono il controllo da parte delle compagnie dell’uso della plastica e la pubblicazione dei risultati su rapporti annuali, nonché l’impegno a ridurre l’impatto ambientale della plastica attraverso obbiettivi puliti, termini di scadenza, efficienza ed innovazioni nel riciclaggio.

Fino a quando ci sarà il rischio che le particelle plastiche vengano ingerite dagli organismi marini e possano potenzialmente accumulare e trasmettere tossine attraverso la catena alimentare, sarà necessario intensificare gli sforzi per colmare i vuoti di conoscenza e comprendere meglio la capacità della plastica di assorbire e trasferire sostanze chimiche persistenti, tossiche e bioaccumulanti.

“Imponendo un valore finanziario sugli impatti – come i rifiuti plastici – le compagnie potranno integrare una gestione ambientale efficiente ad un’attività tradizionale”, sostiene Richard Mattison, amministratore delegato di Trucost.

“Evidenziando i risparmi derivanti dal riutilizzo e dal riciclaggio, si costruisce un modello per i migliorare attivamente la sostenibilità”.

Traduzione dall’inglese di Francesca Vanessa Ranieri

Categorie: Ecologia ed Ambiente, Internazionale
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