L’Argentina non potrà effettuare pagamenti del suo debito ristrutturato a meno che non saldi 1,3 miliardi di dollari ai titolari dei fondi che rifiutarono  il concambio nel 2001.

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha respinto il ricorso del Governo argentino nei confronti delle precedenti sentenze dei tribunali statunitensi che obbligano Buenos Aires al pagamento di 1,3 miliardi di dollari ai fondi di investimento conosciuti come “fondi avvoltoio” che pretendono il recupero dell’intero valore dei titoli; ciò potrebbe portare il paese sud americano sull’orlo di una nuova sospensione dei pagamenti. Con questa decisione si conferma il divieto di realizzare qualsiasi pagamento del debito ristrutturato a meno che non si proceda con il saldo dei debiti relativi ai titoli che non accettarono la sostituzione proposta nel 2001.

Nel Novembre 2012, la Corte Federale di New York sentenziò l’obbligo da parte dell’Argentina di pagare 1,3 miliardi di dollari agli hedge funds che rifiutarono la ristrutturazione dopo il crack finanziario del 2001.

“L’Argentina deve pagare ai richiedenti il 100% di quei 1,3 miliardi contemporaneamente  o prima  di pagare i titolari di fondi ristrutturati” così esordiva il giudice federale Thomas Griesa nella sentenza del novembre 2012. Nel 2001, in seguito al default, l’Argentina aveva un debito di 95 miliardi di dollari. Successivamente, nel 2005, il paese offrì ai creditori un concambio con titoli di valore inferiore, offerta che ripeté nel 2010. Con queste proposte, l’Argentina riuscì così a coprire il 92% del suo debito.

Ciononostante, alcuni investitori tra cui NML Capital, rifiutarono questo accordo esigendo al Paese il pagamento per intero del debito giacché avevano acquistato obbligazioni scontate di fronte alla possibilità di mancato pagamento da parte dell’Argentina.

La Presidente, Cristina Fernández Kirchner, che dopo la decisione del 2012 aveva dichiarato che questo avrebbe lasciato il Paese sull’orlo di un nuovo default, dovrebbe comparire questa mattina di fronte alle telecamere della tv nazionale.

 

Tradotto da Eleonora Albini