Diritti civili e lotta all’omofobia, un passo deciso in avanti.

08.02.2014 - Redazione Italia

L’Europarlamento ha approvato a stragrande maggioranza, 394 voti a favore e 176 contrari, il “Report Lunacek”.  Una grande pagina di bella politica e un passo gigante in avanti in materia di diritti civili, lotta all’omofobia e identità di genere. Visto l’argomento non c’è da stupirsi dell’assordante silenzio che ha accompagnato, nel nostro Paese, l’iter di questo provvedimento. Ha appassionato gli addetti ai lavori. Le associazioni lgbti italiane che premevano per l’approvazione e le organizzazioni di cattolici oltranzisti che coi soliti argomenti sgangherati (tipo il paragone della questione dell’identità di genere con la pedofilia) hanno fatto di tutto per non arrivare al bellissimo traguardo di oggi.

Ma cosa prevede questo rapporto? E’ una vera e proria roadmap Europea contro l’omofobia e la discriminazione per orientamento sessuale e l’identità di genere come si può leggere dal testo approvato questa “roadmap” arriva in un momento fotografato benissimo dall’Ilga con questa cartina dell’Europa e le percentuali di rispetto dei diritti umani e civili dei cittadini Ue che fa da corredo al loro annuale report.

ILGA

In questo quadro generale, particolarmente desolante, l’Europa si è finalmente data una tabella di marcia per fornire dimensione europea alla materia in oggetto. Una tabella di marcia fatta di scadenze ed obbiettivi ben precisi tesi ad armonizzare e standardizzare le politiche sui diritti civili dei Paesi membri e a monitorare quelle dei Paesi in via di adesione.

Con l’approvazione di questa roadmap l’Europarlamento condanna con forza qualsiasi forma di discriminazione legata all’orientamento sessuale e all’identità di genere e deplora vivamente che i diritti fondamentali di lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali (Lgbti) non siano ancora sempre rispettati appieno nell’Unione europea; ritiene che nell’Unione europea manchi attualmente una politica globale per la tutela dei diritti fondamentali delle persone Lgbti; riconosce che la responsabilità di tutelare i diritti fondamentali spetta congiuntamente alla Commissione europea e agli Stati membri; invita la Commissione ad avvalersi delle proprie competenze nella massima misura possibile, anche agevolando lo scambio di buone prassi tra gli Stati membri; invita gli Stati membri a rispettare gli obblighi previsti dal diritto dell’Unione europea e dalla raccomandazione del Consiglio d’Europa sulle misure per combattere la discriminazione basata sull’orientamento sessuale o l’identità di genere.

Visti questi presupposti, quindi, il rapporto invita la Commissione europea, gli Stati membri e le agenzie competenti a collaborare alla definizione di una politica globale pluriennale per la tutela dei diritti fondamentali delle persone Lgbti. Il rapporto poi mette nero su bianco i passi da compiere senza più indugio alcuno circa  la cittadinanza, famiglie e libera circolazione, la libertà di riunione e di espressione e i discorsi di incitamento all’odio e reati generati dall’odio, l’asilo politico e il trattamento fiscale e patrimoniale delle persone Lgbti.

Il testo poi impegna la Commissione a coordinare e monitorare lo scambio di buone prassi tra gli Stati membri attraverso il metodo di coordinamento aperto. Nel rapporto si sottolinea come la Commissione e gli Stati membri dovrebbero incoraggiare, di concerto con le agenzie competenti, la formazione e il potenziamento delle capacità degli organismi nazionali competenti in materia di uguaglianza, delle istituzioni nazionali per i diritti umani e di altre organizzazioni incaricate della promozione e della tutela dei diritti fondamentali delle persone. Per chi volesse approfondire il tema c’è una bella sintesi del documento fatta da ArciGay Palermo che riporta nel dettaglio tutti gli impegni e i passi da compiere. Con una battuta si potrebbe dire che adesso “Ce lo chiede l’Europa” dovrà essere non più solo la scusa per tagliare servizi, abbattere costi, pareggiare bilanci e quant’altro, ma sarà anche e soprattutto la richiesta di più diritti e uguali diritti per tutti i cittadini europei. E questo ovviamente impegna anche e soprattutto il PD ad attivare quel percorso virtuoso che dovrà portare alla parificazione definitiva di tutti i cittadini italiani davanti alla legge. Siano essi etero, gay, lesbiche, transgender o intersessuali.

Dario Ballini

Si ringrazia la redazione di Ateniesi.it per aver realizzato l’articolo

Categorie: Internazionale

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