Cina: da marzo 2013 arrestati oltre 1.000 Uiguri per motivi politici

20.12.2013 - Associazione per i Popoli Minacciati

Versioni contrastanti sul recente incidente di Saybagh con 16 persone morte

Bolzano, Göttingen, 19 dicembre 2013

Dopo la morte violenta di 16 persone, di cui 2 poliziotti, avvenuta lo scorso 15 dicembre nella regione uigura nella Cina Nordoccidentale, continua la disputa sull’identità e sulle cause della loro morte. Le versioni date dagli abitanti del villaggio Saybagh e dai funzionari del locale partito comunista contraddicono la versione ufficiale del ministero degli esteri cinesi secondo il quale i morti sarebbero tutti appartenuti a un gruppo terrorista che durante una perquisizione avrebbe attaccato i poliziotti con machete e piccole bombe fatte in casa. Secondo gli abitanti di Saybagh i 14 morti, di cui sei donne, appartenevano invece tutti alla stessa famiglia che stava preparando un matrimonio. Secondo il locale partito comunista gli altri due morti sarebbero il capo della sicurezza del distretto di Konasheher e il capo della locale stazione di polizia Memet Sidiq.

La violenza sarebbe scoppiata durante una perquisizione, quando il capo della polizia Sidiq avrebbe strappato a una donna di fede musulmana e contro la sua volontà il velo dal viso. Il marito e i suoi tre fratelli sarebbero intervenuti aggredendo il capo della polizia. A quel punto la polizia avrebbe a sua volta reagito aprendo il fuoco e uccidendo i 14 membri della famiglia.

Le diverse versioni fornite su quanto avvenuto dimostrano chiaramente la necessità di indagini indipendenti, come già chieste dall’APM all’indomani della notizia del massacro. Nella regione dello Xinjiang la maggior parte delle violenze scoppia per il mancato rispetto e la violazione delle autorità della libertà di culto degli Uiguri, in maggioranza musulmani. Da settimane le autorità tentano di imporre il divieto al velo per le donne e alla barba per gli uomini. Donne velate ad esempio non possono accedere a edifici pubblici.

Dopo la morte violenta di 16 persone nel villaggio di Saybagh sono state arrestate almeno sei persone. Secondo i dati raccolti dall’APM, da marzo 2013 ad oggi in Cina sono stati arrestati più di 1.000 Uiguri per motivi politici. La maggior parte degli arrestati resta detenuta senza passare per un processo regolare. In caso di denuncia regolare la quasi totalità degli Uiguri detenuti viene condannata per “crimini contro la sicurezza dello stato”.

Categorie: Asia, Comunicati Stampa, Diritti Umani, Popoli originari
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