Violenza religiosa ed esperienza di contatto con il Sacro

11.04.2013 - Milano - Anna Polo

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Violenza religiosa ed esperienza di contatto con il Sacro
(Foto di http://www.occidens.it )

In un mondo caratterizzato da ogni tipo di violenza (fisica, economica, razziale, psicologica, sessuale, ecc), nelle tre grandi religioni monoteiste (cristianesimo, ebraismo e Islam) si manifesta con preoccupante intensità un aspetto fanatico e intollerante.

Oltre a costituire una drammatica realtà attuale, la violenza ispirata, realizzata o giustificata dalle religioni è un fatto storico incontrovertibile. Eppure la cosiddetta Regola d’oro (“Tratta gli altri come vuoi essere trattato”) è un principio universale, presente in diverse espressioni in tutte le religioni e le culture e rappresenta una direzione opposta a quella del dogmatismo, dell’intolleranza e della repressione fanatica. Tutte le religioni sono sorte da un’esperienza diretta di contatto con il Sacro, da una spiritualità che poi si è persa; sono rimasti solo cerimonie e riti esterni, che non permettono di accedere a questa esperienza. Prima che una chiesa o una religione si istituzionalizzassero, assumendo spesso una forma gerarchica autoritaria e intollerante, esisteva nei fedeli un’esperienza diretta e profonda che li portava a un atteggiamento basato sulla nonviolenza, la compassione e l’amore. Tutto questo si può rintracciare negli scritti che parlano di Buddha, Lao Tse, Cristo, Zaratustra, ecc.

Le religioni hanno dimenticato il loro messaggio originale e questo ha portato a manipolazioni di tutti i tipi. Esse potranno uscire dal vicolo cieco del fanatismo e della discriminazione solo se si decideranno a manifestare nelle azioni la Regola d’Oro, smettendola di ingannare i loro fedeli. Se non lo faranno, la violenza non potrà che aumentare.

D’altra parte, l’esperienza di contatto diretto con il Sacro è accessibile a chiunque la cerchi, senza bisogno di dogmi e intermediazioni. Nel mondo attuale l’esigenza crescente di questo tipo di spiritualità si traduce in una ricerca che assume varie forme e prende diverse strade. Il Messaggio di Silo si inserisce in questo contesto, spiegando in modo poetico e profondo il cammino da intraprendere per superare la violenza interna ed esterna, uscire dall’oscurità e realizzare un processo di cambiamento profondo. Il Messaggio non è una religione; invita a sperimentare questa nuova spiritualità in modo diretto, sia personale che d’insieme, a superare la sofferenza in se stessi e negli altri e a fare della nonviolenza uno stile di vita e costituisce una delle molte vie di accesso a quegli spazi profondi e sacri che l’essere umano ha cercato fin dai tempi più remoti.

Categorie: Opinioni, Umanesimo e Spiritualità

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