Distruggere non serve. Serve “solo” cambiare – Intervista a Roberto Innocenti del Partito Umanista

10.04.2013 - Milano - Redazione Italia

Distruggere non serve. Serve “solo” cambiare – Intervista a Roberto Innocenti del Partito Umanista
(Foto di www.partitoumanista.it )

Gli italiani urlano, anche la politica urla, ma aspetta. Occorre un atto di responsabilità, ora più che mai. Noi lo stiamo aspettando e penso sia apprezzabile anche la pazienza e il rigore dei cittadini, che senza troppo scalpore o clamore, attendono di vedere cosa succederà in Parlamento. Ecco uno dei significati di responsabilità: “possibilità di prevedere le conseguenze del proprio comportamento e correggere lo stesso sulla base di tale previsione”. Un atto che necessita slancio e passione e soprattutto cambiamento e voglia di modificare i pezzi del puzzle quando ci si accorge che questo stesso puzzle, così com’è, non si riesce a terminare. Come quando si guarda una cosa e ammettendo l’errore, perché errare humanum est, si conviene che “no, così non va”. E si ricomincia.

Qualcosa forse è già cambiato e qualcosa forse cambierà. Più forze tutte insieme possono risolvere i vuoti che ci stanno preoccupando. Nell’interesse generale dobbiamo ascoltarci di più.

Noi cittadini dobbiamo metterci nei panni della classe politica (e lo stiamo facendo egregiamente), e i politici devono mettersi nei panni nostri. Siamo sempre lì. Il segreto è più partecipazione. Un po’ la mission di panepolitica e un po’ quello che leggerete, se avete dieci minuti di tempo, nell’intervista che segue. Spulciando qua e là mi ha molto colpita la proposta di legge di responsabilità politica che nel 1999 ha avanzato il Partito Umanista. In quegli anni forse, per il momento storico differente rispetto a quello attuale, non è stata presa in considerazione, ma ora più che mai, sembrerebbe in linea con i nostri desideri e le nostre aspettative.

Ho contattato Roberto Innocenti, dellequipe di coordinamento nazionale del Partito. (Se volete saperne di più www.partitoumanista.it )

Quando e come nasce il Partito Umanista?

Il Partito Umanista nasce nel 1984 come espressione politica del Nuovo Umanesimo Universalista, una corrente di pensiero diffusa in oltre cento paesi del mondo. In estrema sintesi, il Partito Umanista opera per favorire la nascita di una nuova società planetaria nonviolenta, nella quale la solidarietà e la libertà si sostituiscano alla discriminazione, allo sfruttamento, alla “cosificazione” dell’essere umano in tutti gli aspetti della vita sociale. La struttura interna e il funzionamento del partito sono fondati sui principi della democrazia diretta. Siamo una rete di gruppi di base, autonomi nelle scelte e nelle attività; le decisioni di livello nazionale e internazionale vengono prese per votazione diretta di tutti gli iscritti e la loro implementazione è coordinata da equipes elette ogni due anni.

Cosa ne pensate delle recenti elezioni?

Riteniamo che il voto abbia espresso una forte e salutare protesta nei confronti delle politiche di austerità portate avanti dal governo Monti. Nonostante questa valutazione positiva, siamo convinti che nessuna delle forze politiche attualmente in Parlamento abbia l’intenzione o la capacità di cambiare la direzione distruttiva sulla quale l’Italia e gli altri paesi dell’euro-zona si sono incamminati a partire dagli accordi di Maastricht in poi. In Europa è in corso una vera e propria guerra economica e pensiamo che, nel rispetto del voto popolare, il futuro governo dovrebbe fare di tutto per fermarla, ridiscutendo tutti i trattati da Maastricht in poi, rivedendo completamente il ruolo della BCE e avviando politiche neo-keynesiane che puntino a garantire la piena occupazione e uno stato sociale del più alto livello. Se questo non fosse possibile, meglio sarebbe allora uscire dall’euro e formare un’Area economica del Mediterraneo insieme agli altri paesi europei in difficoltà e a quelli emergenti del nord Africa e del Medio Oriente. Ma, in entrambi i casi, occorre che il nuovo governo agisca con decisione e con la massima urgenza perché qui è in gioco la vita di milioni di persone.

Credete che un Movimento come i 5 Stelle possano risolvere (o tentare) di risolvere i gap che ancora esistono e che anche voi avete evidenziato?

Crediamo che ci sia una buona quantità di persone in buona fede e di buon senso che anima il “Movimento 5 stelle” e conosciamo direttamente alcune di esse. Tra i loro temi ci sono elementi indubbiamente interessanti e alcune loro proposte, come quelle riguardanti la democrazia diretta, sono convergenti con le nostre, almeno in superficie. Ma su altri punti siamo estremamente lontani; penso all’ambiguità delle loro posizioni sul tema dell’immigrazione, alla demonizzazione della politica in sé e alla vaghezza delle proposte economiche. Personalmente ho seri dubbi sulla loro organizzazione, molto centralista e poco trasparente; tutto è nelle mani dei suoi due leader, il comico Beppe Grillo e Roberto Casaleggio che gestiscono il movimento, [a volte addirittura] in modalità contraddittoria con le loro proposte, quasi come se fosse un marchio commerciale da tutelare.

Vi sentite “vicini” ai grillini?

Sicuramente ci sentiamo vicini alle aspirazioni che muovono la maggior parte della base del Movimento 5 Stelle.

Voi denunciate la perdita di dignità della politica e di credibilità dei politici. E, non meno importante, la distanza tra elettori ed eletti.

Sì, denunciamo la perdita di dignità, congenita con la democrazia formale che ci ritroviamo ora. Per questo non proponiamo lo smantellamento delle strutture della politica attuale, non siamo d’accordo sul diminuire il numero dei parlamentari, non siamo d’accordo sull’eliminazione delle province e l’accorpamento dei comuni, perché (in un regime di buona politica) questi sono ambiti importanti di partecipazione, più vicini al cittadino di quanto non sia lo Stato. Non siamo d’accordo con questa ideologia di mandare tutti a casa e sostituire al decentramento amministrativo un potere ancora più accentrato. Perdere democrazia per risparmiare un po’ di soldi, che sono una briciola di fronte agli interessi che ingiustamente paghiamo sul debito? È un controsenso; se i cittadini avessero più potere, potere reale, se potessero partecipare attivamente alla “cosa pubblica” e difendere davvero i propri interessi, con ogni probabilità non ci sarebbe più nessun debito da ripagare. No, altro che eliminarli! Bisogna aumentare gli ambiti di partecipazione e sottometterli al controllo diretto della gente.

Tra le vostre proposte, ce n’è una che mi ha particolarmente “incuriosita” perché di attuale interesse, nonostante l’abbiate presentata alla Camera dei Deputati anni fa, nel 1999. Una proposta di Legge di Iniziativa Popolare, corredata da oltre 50.000 firme di elettori, intitolata “Norme sulla Responsabilità Politica”. Ha qualcosa a cui vedere con il VINCOLO DI MANDATO? Ci parla della proposta?

La nostra proposta di legge intitolata “Norme sulla Responsabilità politica” ha tra gli obiettivi la costruzione di un rapporto di fiducia tra eletto ed elettore, l’aumento della conoscenza e della comprensibilità dei programmi elettorali e la creazione di un rapporto diretto tra elettori ed eletti, intesi come semplici rappresentanti dei cittadini. Costituisce un passo importante verso la democrazia reale, intesa come sintesi tra la democrazia diretta e quella rappresentativa. La proposta prevede che ogni eletto presenti a tutti gli elettori una relazione semestrale inerente al proprio operato e ai risultati ottenuti in riferimento al programma. Questa relazione deve essere accessibile a tutti e venire accompagnata da forum aperti nei quali i cittadini possano dialogare direttamente con il proprio rappresentante. Successivamente, utilizzando le moderne tecnologie informatiche, si passa a una votazione per verificare la fiducia degli elettori verso l’eletto che, alla seconda sfiducia consecutiva, viene sostituito. Questa proposta di legge non viola l’articolo 67 della Costituzione, in quanto il passaggio «Ogni membro del Parlamento (…) esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato » si riferisce all’indipendenza dell’eletto dalle direttive del gruppo di appartenenza, ma non intende certo svincolarlo dalla responsabilità politica assunta verso gli elettori.

Che risultati avete ottenuto in questo senso? La proposta, come dicevamo, è di grande attualità….. intendete ri-proporla?

La proposta di legge è stata depositata nel marzo del 1999 e da allora non è mai stata presa in esame né discussa dal Parlamento. Ovviamente questo non ci ha stupito, essendo una proposta che punta a trasformare il ruolo stesso dei membri del Parlamento. Ci sono almeno due ragioni per cui stiamo riproponendo questa proposta di legge. La prima è che oggi il tema della democrazia diretta trova riscontro nel sentire comune della gente (cosa che non si poteva dire nel 1999). La seconda è l’urgenza di liberare la politica dal potere della finanza. Infatti oggi viviamo in una pseudo-democrazia in cui il potere, che dovrebbe essere del popolo, è stato quasi totalmente trasferito ad istituzioni finanziarie private. Queste istituzioni finanziare hanno privatizzato il denaro e, grazie a questo fatto, tengono le economie europee in pugno. In questo scenario gli Stati mendicano prestiti e contraggono debiti verso le banche, assegnando alla finanza il potere di cancellare i diritti delle popolazioni, quei diritti che sono sanciti nelle Costituzioni degli stati europei: il diritto alla salute e all’educazione gratuite, alla casa, al lavoro e ad una buona qualità della vita. Per questo è tanto importante che il potere passi nelle mani della gente e per questo è più che mai necessario varare leggi che portino verso la democrazia reale.

Questo dovrebbe andare di pari passo con la riforma della legge elettorale?

Sicuramente va cambiata la legge elettorale; noi siamo per il proporzionale puro, senza sbarramenti e con le preferenze, in modo che vengano eletti i candidati scelti dagli elettori (che ad essi devono rispondere) e che siano rappresentate le minoranze.

Cosa significa democrazia per voi? O meglio, democrazia reale?

La democrazia per noi è una promessa che non è stata ancora mantenuta dalla Storia: una democrazia potrà definirsi reale solo quando ci sarà un sistema democratico che garantisca un vero controllo del popolo sulle decisioni importanti. Questo ha molte implicazioni, tra cui la prima è un radicale cambio di atteggiamento di tutti non solo rispetto a ciò che si pretende dai politici, ma anche nel come si è attivi nel pretenderlo e nel proporre soluzioni. La responsabilità politica che proponiamo nella nostra legge è un punto di partenza, ma il punto di arrivo è la riduzione progressiva degli aspetti “rappresentativi” del modello democratico, con un aumento sempre maggiore del controllo diretto da parte della popolazione sulle decisioni importanti. Si tratta di un processo complicato, con molti aspetti che si potranno risolvere solo a partire da un’esperienza pratica collettiva, per esempio il livello geografico a cui spetta un certo tipo di decisione, il rispetto delle minoranze, la rapidità di risposta di fronte a situazioni di emergenza. Gli strumenti tecnologici che sono emersi negli ultimi anni stanno rendendo possibile tutto questo a livello pratico. In generale, però, siamo anche consapevoli del fatto che tutto questo è quasi un’utopia senza una vera e propria attività di trasformazione interna in ognuno di noi, che permetta di superare gli ostacoli e i problemi che ci pongono di fronte alla necessità di un vero e proprio salto evolutivo nel modello di organizzazione umano.

Cosa prevedete per il futuro politico del Partito?

Prevediamo un’espansione territoriale del Partito, grazie alla diffusione delle nostre proposte, che affrontano radicalmente la grave crisi – economica e democratica – che stiamo vivendo in questo momento.

Esempi di questo tipo di proposte sono le seguenti iniziative.

A Milano stiamo lavorando per la democrazia diretta, con una raccolta di firme per fare pressione sul Comune affinché si introducano nel Regolamento comunale i referendum abrogativi, deliberativi e confermativi. Attualmente il regolamento prevede solamente l’esistenza di referendum consultivi, non vincolanti per l’amministrazione. Con la nostra proposta, invece, l’amministrazione comunale sarebbe costretta a fare quello che viene chiesto dal basso. Aggiungendo l’abolizione del quorum dei votanti, si dà ancora più forza a questi strumenti di democrazia. Un bel cambiamento rispetto ad adesso.

Per il mese di giugno è previsto un workshop sulla co-partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese. E’ un tema a noi caro, di scottante attualità. Assistiamo a licenziamenti di massa, mentre la creazione di nuovi posti di lavoro è inesistente. Le piccole e medie imprese sono strangolate dalle banche ed è ora di uscire dallo storico antagonismo tra imprenditori e lavoratori, per dare vita a una nuova alleanza tra questi due fattori della produzione. E’ evidente che serve un nuovo modello economico in grado di dare delle vere risposte alla gravissima situazione che stiamo vivendo.

Per il mese di luglio prevediamo di pubblicare il libro sul quale si basano le nostre proposte. Il titolo è “Economia Mista” dell’economista argentino Guillermo Sullings. È un testo rivoluzionario, che propone un nuovo sistema economico (per l’appunto, misto) che permetta l’interazione di elementi del capitalismo e del socialismo, sotto il controllo di uno Stato Coordinatore gestito con la democrazia diretta.

Visto che riceviamo richieste di tesseramento da molte città italiane, prevediamo che a breve si possano realizzare altre iniziative in diverse regioni d’l’Italia. Tutto verrà pubblicato sul nostro sito nazionale www.partitoumanista.it

Manuela Donghi

http://panepolitica.overblog.com/

 

Categorie: Economia, Europa, Interviste, Politica
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