La lotta nonviolenta di Rajagopal: “Do or Die”

16.09.2011 - Bruxelles - Tatiana De Barelli

Dopo due giorni passati a Ginevra per un congresso proposto dalla sua organizzazione, Rajacopal va in giro per il mondo, sensibilizzando Ongs, mondo politico e civile sulla situazione drammatica dei “senza terra” in India ma anche nel mondo. La sua analisi lucida e la sua azione determinata generano ammirazione e rispetto. Il prossimo 2 ottobre, compleanno di Gandhi, in India comincerà una marcia che durerà un anno per rivendicare il diritto alla terra per più poveri. Una lotta esemplare, degna che già serve di ispirazione ai contadini di Francia, Africa e America latina.

Abbiamo incontrato questo signore dall’atteggiamento tanto coerente quanto le sue parole. Lo scambio è stato di grande qualità, intorno a tre domande.

Rajagopal, vi definite “nonviolento”. Che cosa è ciò che la violenza per voi? E la nonviolenza?

Di fronte alla situazione attuale, quali alternative abbiamo?
1 Il silenzio 2. La violenza.

Chi che utilizza il suo cervello, la sua riflessione, si rende conto che non sono delle soluzioni. Che il silenzio è in effetti un modo di lasciar fare la violenza.

Dunque, devi agire, ma come? Con la nonviolenza. È l’unica alternativa. La violenza è diretta – la si vede, come la guerra in Iraq, in Afghanistan – ed indiretta: la povertà, la mancanza di cibo, la corruzione…. Comprendere che la violenza non è unicamente fisica aiuto a reagire correttamente. Di fronte alla corruzione, allo sfruttamento umano, sei in collera. La rivolta è una virtù ma può condurre alla violenza. Dopo la collera, decido con tuta la mia coscienza di essere nonviolento. La strategia e gli strumenti non sono gli stessi di fronte alla violenza diretta o indiretta.

La nonviolenza è anche un cambiamento di mentalità. Come pensate di operare questa trasformazione umana più profonda?

Il modello educativo di oggi non aiuta. Promuove l’arroganza a quello che ha un diploma, il discredito a quello che non lo ha. Non ci rende umili, educati. Ci fa guardare l’altro come uno stupido. In India, le donne sono guardate come esseri inferiori. Manca educazione in questo senso e questo è lo stesso modello che prende le terre ai contadini, che sono meno istruiti. La domanda è: come non utilizzare l’educazione per sfruttare l’altro? Come passare di un’educazione di mercato a un’educazione umana? Questo “atteggiamento” deve essere questo nuovo modello di educazione.

Spesso, le nostre discussioni sono esterne. Ma c’è anche un viaggio interiore. Guardo il mio atteggiamento e la trasformo. Il viaggio interiore è importante. L’educazione attuale non ci insegna ad andare verso dentro.

Nella situazione di oggi, porto avanti questo cambiamento attraverso il dialogo. Invece di essere il “migliore”, cerco di essere una “migliore persona” ed ad invitare l’altro a fare lo stesso. Lo puoi fare quando sei credibile. Dunque, la preoccupazione è di essere sempre più credibile per potere consigliare altri e, così, avanzare.

La pressione può fare cambiare anche l’atteggiamento: se 200 persone si mettono davanti a te, sei molto obbligato a cambiare atteggiamento! Ma è provvisorio.

Quando facciamo dei seminari sulla nonviolenza ai giovani abbiamo molto meccanismi e attività in questo senso. Un esempio: la sera, prendiamo dei testi e delle canzoni di differenti religioni e li cantiamo tutti, sperimentando così la convergenza dello spirito religioso, poco importa la tua casta o la tua credenza.

Avreste una frase, un consiglio, una raccomandazione da dare ai nostri lettori?

“ The speed of violence is growing because non-violence is too slow. People who believe in Non-violence must go quicker, use non-violence to solve problems, take more responsabilities ; Come together, take your responsabilities. ” (La velocità della violenza si accelera perché la nonviolenza è troppo lenta. Quelli che credono nella nonviolenza devono agire più rapidamente, utilizzare la nonviolenza per risolvere i problemi, prendersi più responsabilità. Uniamoci, assumiamoci le nostre responsabilità.)

Maggiori informazioni sulla marcia, per appoggiarla ecc. contattare : [http://www.ektaparishad.com/]( http://www.ektaparishad.com/)

Traduzione di Pressenza traduttori Italia

Categorie: Diritti Umani, Europa, Internazionale, Interviste

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