Importanti aiuti e cooperazione negli accampamenti dell’ALBA ad Haiti

04.02.2010 - Puerto Príncipe - Prensa Latina

Nella località di Leoganne funzionano già due delle otto comunità che l’ALBA prevede di creare nel paese e, senza dubbio, una delle caratteristiche che li distingue è lo spirito di cooperazione tra la gente del posto i cui leader organizzano equamente la ripartizione delle anelate forniture.

Ogni mattina, gli attivisti di base si riuniscono in una specie di consiglio comunitario e prendono decisioni sulla dinamica della vita nell’insediamento, compresi i modi per assicurare a tutti gli alimenti. Prensa Latina martedì, ha presenziato all’arrivo dei carichi di latte, riso, zucchero, fagioli, olio, pesce e pasta, e a differenza dell’anarchia che impera in vari punti di Puerto Principe, la distribuzione in queste comunità si realizza per famiglia.

In realtà, il supporto nutrizionale ha in sé lo spirito della cooperazione, il latte proviene dal Venezuela, i fagioli sono prodotti dall’impresa ALBA del Nicaragua, tutto coordinato dalla Fuerza de Tarea Haití che, su mandato del presidente venezuelano Hugo Chávez ha l’incarico di creare gli accampamenti.

Centinaia di famiglie si sono spostate in questi accampamenti dopo il terremoto e vivono una vita di campagna, negli insediamenti si respira un ambiente di armonia, non c’è spazio per l’accattonaggio, situazione molto distante dalla Puerto Principe.

Alcune scene nelle comunità: bambini, superstiti del sisma, giocano e altri vanno in bicicletta, madri che sorridono mentre lavano o preparano da mangiare, uomini che coltivano la terra, con le loro menti nel futuro.
Nell’accampamento Simón Bolívar e nell’Alexandre Petion si crede che i bambini possano continuare a studiare, che gli analfabeti possano imparano a leggere e scrivere, che i cittadini avranno mezzi e spazi per la ricreazione, misure adeguate per resistere lo stato psicologico di menti annebbiate dalle sequele del terremoto.

Nel primo campo di rifugiati è stato realizzato un censimento, con la distribuzione della popolazione per sesso, età, livello di scolarità, perfino le 10 prime cause delle visite medica, tra le quali emergono le infezioni respiratorie acute e le affezioni della pelle.

Le visite mediche sono garantite da un consultorio con medici venezuelani e un ospedale di campagna cubano, ubicato a pochi chilometri.

A queste comunità, progettate ognuna per dare ospitalità a circa duemila persone, si avvicinano cittadini di altre zone alla ricerca di rifugio, perché hanno saputo che in questi angoli di Leoganne risorge la speranza.

E’ arrivato anche un maestro di Puerto Principe, Joseph Pierre, che nel suo devastato quartiere, ha saputo che il Venezuela e Cuba aiutavano le vittime, e si è avvicinato perché voleva contribuire con l’insegnamento.

Ha detto di provenire da Tétard, nella zona alta della capitale, dove la gente muore di fame perché non arrivano aiuti, e che non solo lì, ma anche in aree come Bellevue, Madotan, Nan Ginam e Nan Nwél la tragedia sembra non avere fine, senza acqua e cibo.
Un altro visitatore della comunità, il giornalista Joseph Widdy, di Radio Gnessier Inter, a Leoganne, che ha smesso di trasmettere, perché le sue squadre sono rimaste seppellite con il crollo dell’edificio della stazione radio.

Widdy ha commentato, non solo a Stampa Latina, che una gran parte della popolazione haitiana dopo il terremoto vive senza mezzi di comunicazione, perché molti mezzi di comunicazione, sia scritta, che radio e televisione sono stati distrutti, e molti cittadini hanno perso i loro dispositivi riceventi.

“Ora si comunica con il bocca a bocca bisogna, e come lei deve supporre, c’è molta distorsione, l’informazione iniziale da persona a persona di distorce, e quello che arriva al pubblico finale può essere molto diverso dalla notizia originale”, ha riflettuto il reporter.

D’accordo con Widdy, questo è uno dei fattori che incide sulla pazzia che impera in Puerto Principe con la distribuzione degli aiuti, poiché quando è destinata a determinati insediamenti, circola l’informazione e le folle corrono verso quelli punti.
“È un’altra catastrofe”, ha espresso il giornalista, la situazione scappa dalle mani del governo haitiano, il quale non ha potuto centralizzare la canalizzazione delle risorse che di per sé sono già limitate.

Enrique Torres, inviato speciale.

Traduzione dallo Spgnolo di Annalisa Pensiero

Categorie: America Centrale, Internazionale, Politica

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