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8 de febrero de 2012

Namibia: certificati di nascita per tutti

Un’idea innovativa a favore dell’infanzia si è trasformata in realtà ora che il Ministero degli Interni e dell’ Immigrazione della Namibia ha istituito un ufficio nel reparto maternità del principale ospedale pubblico di Windhoek. Questa iniziativa, appoggiata dall’UNICEF, ha lo scopo di garantire che tutti i bambini ricevano un certificato di nascita.

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Pressenza Windhoek, 09/11/09 Oggi, il 40% dei bambini non possiede documenti di identità e ciò spesso facilita gli abusi e impedisce la loro tutela e l’accesso ai diritti fondamentali. L’UNICEF tenta di cambiare la situazione.

Un’idea innovativa a favore dell’infanzia si è trasformata in realtà ora che il Ministero degli Interni e Immigrazione della Namibia ha istituito un ufficio nel reparto maternità del principale ospedale pubblico di Windhoek. Questa iniziativa, appoggiato dall’UNICEF, ha lo scopo di garantire che tutti i nuovi nati ricevano un certificato di nascita.

In Namibia, l’81% delle donne partorisce in ospedale ma il 40% dei minori di 5 anni sono privi del certificato di nascita. Questi bambini sono più vulnerabili agli abusi, alla tratta e al matrimonio precoce, oltre ad avere maggiori difficoltà di accesso a servizi pubblici e scolarizzazione.

Abbattere le barriere

In Namibia, la scelta del nome del bambino spetta tradizionalmente alla famiglia del padre e questa pratica può causare ritardi nel registro delle nascite.

Nell’ospedale statale di Katutura le infermiere e lo staff del Ministero dell’Interno suggeriscono alle madri di accordarsi sul nome del bambino prima della nascita o di registrarlo al momento del ritorno in ospedale per la vaccinazione, sei settimane dopo la nascita.

“In questo caso, il Ministero della Sanità mette a disposizione le strutture e il Ministero degli Interni e dell’Immigrazione il personale necessario per la registrazione dei bambini” afferma Ian MacLeod, rappresentante in Namibia dell’UNICEF che ha aggiunto: “si sono abbattute le barriere tradizionali che impediscono ai ministeri di lavorare insieme a favore dell’interesse primario dei bambini”.

Le unità mobili di iscrizione

La campagna di iscrizione dei bambini sta raggiungendo anche le regioni più remote.

Recentemente In Okongo, al nord della Namibia, centinaia di persone, inclusi bambini e anziani, sono rimaste accampate tutta la notte per attendere l’arrivo di un’unità mobile di iscrizione, dato che il Ministero degli Interni si trova a centinaia di Km da Okongo e i soli costi di trasporto avrebbero reso impossibile per molti accedere al servizio.

La recente campagna itinerante è la seconda realizzata nel 2009 per portare questo fondamentale servizio nelle comunità che abitano le zone più remote.

Arrivare fino alle comunità indigene

Una sfida ancora più grande è quella di garantire la consegna dei certificati di nascita ai membri del gruppo etnico san, tradizionalmente cacciatori e agricoltori, la minoranza più emarginata del Paese che spesso non accede ai servizi più basilari.

Secondo i funzionari incaricati della registrazione, molti di questi nomadi non conoscono la propria data di nascita e alcuni non conoscono neanche i nomi dei genitori.

Alcuni non sanno né leggere né scrivere e devono firmare i moduli di iscrizione con le impronte digitali e molti genitori non posseggono la documentazione necessaria per provare la paternità dei figli.

Fortunatamente, i funzionari si sono impegnati a superare questi ostacoli.

Il programma di iscrizione, che riceve il sostegno dell’UNICEF, si è allargato a 34 centri sanitari in tutto il paese, a testimonianza del fermo impegno del Governo della Namibia.

“La Namibia è uno stato membro delle Nazioni Unite, con il mandato, conferito a tutti gli Stati, di procedere alla registrazione delle nascite di tutti propri cittadini, riconosciuto come un diritto fondamentale” ha affermato il Ministro degli Interni e dell’Immigrazione, Rosalia Nghidinwa.

“Con un certificato di nascita, i bambini possono avere accesso ai servizi sanitari e all’istruzione, ai sussidi e alla tutela”.

Tradotto dallo spagnolo da Eleonora Albini

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