Banca Mondiale: è ora di dire stop al land grabbing

23.04.2012 - Washington - Campagna per la riforma della Banca Mondiale

Viste le disastrose conseguenze che questo provoca sulle comunità locali e sull’ambiente, è giunto il momento che la Banca Mondiale torni sui suoi passi e smetta di agevolare il land grabbing.

È quanto si legge in una dichiarazione comune sottoscritta dalla Via Campesina, principale movimento contadino a livello globale, assieme a varie organizzazioni della società civile tra cui la CRBM e resa pubblica oggi durante una conferenza stampa e un’azione tenutesi a Washington in occasione dell’inizio dei lavori della Conferenza Annuale della Banca Mondiale sulla Terra.

Negli ultimi anni le multinazionali si sono accaparrate tra gli 80 e i 230 milioni di ettari di terreno, sottratti per cifre irrisorie alle comunità rurali dei Paesi del Sud del mondo, al fine di produrre cibo o agro-combustibili destinati ai mercati internazionali.

Durante la Conferenza sulla Terra, i banchieri di Washington terranno varie riunioni con esponenti governativi e del settore privato per promuovere i discussi Principi per investimenti responsabili nel campo agricolo (Principles for Responsible Agricultural Investment – RAI).

“Con i Principi per investimenti responsabili nel campo agricolo la Banca mondiale sta tentando di legittimare l’incetta di terre da parte del settore privato, e agevolando la diffusione di un modello di sviluppo agricolo che depriva i contadini dei Paesi più poveri dei loro mezzi di sostentamento e distrugge il pianeta” ha dichiarato Giulia Franchi della CRBM, presente a Washington. “Decenni di programmi della Banca mondiale che hanno promosso modelli di gestione della terra basati sul mercato hanno creato i presupposti per il massiccio accaparramento dei terreni agricoli a cui assistiamo oggi, con conseguenze smisurate per l’ambiente e per le comunità rurali” ha concluso la Franchi.

A seguire il testo della dichiarazione comune

**Dichiarazione congiunta

BANCA MONDIALE FUORI DALLA TERRA!**

“La governance della terra in un ambiente in rapida evoluzione” è il tema della Conferenza Annuale della Banca Mondiale sulla Terra e la Povertà che si tiene dal 23 al 26 Aprile a Washington DC. Investitori privati, governi e istituzioni finanziarie internazionali sono riuniti presso la sede della Banca Mondiale per “discutere questioni di grande interesse per operatori del settore e responsabili politici di tutto il mondo”. E mentre loro tentano di escogitare il modo per aiutare le multinazionali ad acquisire terreni in tutto il mondo, sul territorio le comunità locali soffrono le conseguenze di queste politiche sulla terra favorevoli al settore privato promosse dalla Banca Mondiale e dai suoi alleati.

La Banca Mondiale per decenni ha promosso un approccio di mercato per la gestione della terra che si inscrive nel quadro delle sue ricette politiche ed economiche per la riduzione della povertà. Ha promosso la privatizzazione della terra e creato le condizioni per la creazione di mercati fondiari, trasformando i diritti tradizionali e consuetudinari sulla terra in titoli pronti per essere commercializzati e finanziando programmi di titolazione della terra in molti paesi, a sostegno di un modello di sviluppo agroindustriale guidato dalle multinazionali.

I programmi sulla terra della Banca mondiale hanno aumentato la concentrazione della terra nelle mani di pochi e creato le condizioni per un massiccio accaparramento globale di terra e acqua. Attratti dagli elevati prezzi sul cibo e da un aumento della domanda per agrocarburanti, mangimi e materie prime, aziende multinazionali agro-alimentari ed altri attori del settore finanziario come banche private e fondi pensione si stanno affrettando a prendere il controllo sulla terra e delle altre risorse ad essa associate, quali l’acqua. Si stima che negli ultimi anni siano stati presi in affitto o acquistati tra gli 80 e i 230 milioni di ettari di terra, principalmente per la produzione di alimenti, mangimi o combustibile per il mercato internazionale. Come risultato, contadini, pastori, pescatori e comunità rurali stanno perdendo l’accesso e il controllo sulle risorse naturali (terra, acqua, pesca, foreste, pascoli) e sui loro processi produttivi, e stanno quindi venendo privati ​​dei mezzi per sfamare se stessi e le loro comunità. Le popolazioni locali vengono scacciate e sfollate dai loro territori, i diritti umani quali il diritto al cibo e a un alloggio dignitoso vengono violati, e l’ambiente, così come le strutture comunitarie tradizionali, vengono distrutte.

La Banca Mondiale sta giocando un ruolo chiave in questo furto globale di terra, mettendo a disposizione capitali e garanzie per i grandi investitori multinazionali, fornendo assistenza tecnica e supporto per “migliorare il contesto per gli investimenti agricoli” nei cosiddetti paesi beneficiari e promuovendo politiche orientate verso le multinazionali piuttosto che incentrate sulle persone. Tutto questo viene fatto mentre la Banca promuove i suoi sette principi per un Investimento Agricolo Responsabile (RAI), volti a legittimare l’accaparramento globale della terra da parte di grandi investitori per l’agricoltura industriale. La Banca Mondiale continua ad agire nella più totale impunità. Gli Stati devono fermarla e rispettare pienamente i loro obblighi extraterritoriali in materia di diritti umani.

Mentre la Banca Mondiale si riunisce all’interno della sua sede con gli arraffatori globali di terra, fuori avvengono mobilitazioni in tutto il mondo per rendere l’accaparramento di terra illegale e reclamare tutti i territori arraffati. Nessuna forma di trasparenza e responsabilità promossa dalle multinazionali potrà mai rendere l’esproprio della terra né il modello agro-industriale accettabile o sostenibile.

Nel quadro della Giornata Internazionale di Lotta Contadina lanciato da La Via Campesina il 17 aprile, ci uniamo ai movimenti contadini, ai pescatori, alle organizzazioni dei lavoratori agricoli, agli studenti, agli attivisti per i diritti umani alle associazioni ambientaliste, alle organizzazioni delle donne e ai movimenti per la giustizia sociale nella loro lotta contro l’accaparramento e il controllo della terra da parte delle multinazionali, e contro qualsiasi tentativo da parte della Banca Mondiale e dei suoi alleati di far sembrare l’espropriazione della terra dei contadini di tutto il mondo un affare gestibile in maniera responsabile.

Banca Mondiale, giù le mani dalla terra, ora!

23 aprile 2012

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La Via Campesina

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Categorie: Comunicati Stampa, Economia, Internazionale, Nord America

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